è un progetto di ricerca-azione femminista e partecipativa (FPAR) che analizza le conseguenze a lungo termine della violenza sessualizzata contro donne e ragazze in Alto Adige–Südtirol e i meccanismi di trasmissione transgenerazionale dei traumi adottando una chiave di lettura socio-ecologica. La violenza sessualizzata viene intesa come un fenomeno strutturale, radicato nei rapporti di potere patriarcali, nelle norme sociali e nei modelli di maschilità egemonica, e non come un evento individuale isolato. Lo studio, condotto tra il 2023 e il 2025, si è focalizzato sulla Val Venosta come contesto socio-culturale circoscritto, permettendo un’analisi situata delle dinamiche storiche e intergenerazionali. La ricerca é stata realizzata attraverso una collaborazione interdisciplinare tra l’Università di Trento (Barbara Poggio, Andrea Fleckinger, Daniela Gruber) il Museo delle Donne di Merano, il Forum Prevenzione e medica mondiale.Il quadro teorico combina la teoria della pratica di Pierre Bourdieu e Yuval-Davis’ intersezionalità situata, illuminando l’intreccio tra genere, classe, tempo, spazio e potere. La metodologia FPAR ha integrato ricerca, pratica e partecipazione comunitaria, coinvolgendo ricercatrici, stakeholder, e 31 donne appartenenti a tre generazioni che hanno vissuto direttamente o indirettamente esperienze di violenza sessualizzata. L’analisi mette in luce che la traumatizzazione transgenerazionale può manifestarsi attraverso disturbi psichici, difficoltà relazionali, sintomi somatici e modelli affettivi caratterizzati da vergogna, senso di colpa e paura. Questi elementi, insieme al silenzio e alla stigmatizzazione, alimentano la continuità della violenza nelle relazioni familiari e nelle strutture sociali. I risultati rivelano inoltre fenomeni trasversali, tra cui la complicità silenziosa, ovvero l’inazione di individui e istituzioni che contribuisce a proteggere gli autori di violenza. Pur in presenza di significativi progressi giuridici, permane un divario tra norme e prassi concreta. Infine, il progetto evidenzia sia cambiamenti positivi — solidarietà femminile, professionalizzazione dei servizi, maggiore capacità di nominare la violenza — sia persistenze strutturali, come la naturalizzazione della maschilità violenta, la protezione degli autori e l’ambivalenza nelle relazioni tra donne nelle genealogie familiari. I risultati sono presentati anche in una mostra itinerante presso il Museo delle Donne di Merano (2025–2026). Il progetto é stato finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla fondazione cassa di risparmio di Bolzano.
Per approfondire:
La relazione finale sarà disponibile nei primi mesi del 2026.

